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WORKSHOP |
IL CANCRO DELLO STOMACO |
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LINFOMA GASTRICO: CLASSIFICAZIONE E PROGNOSI |
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Università
degli Studi
PALERMO Antonino Gucciardi, Dirigente Medico I Livello |
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Messina |
Il
linfoma gastrico appartiene alla grande categoria dei Linfomi non Hodgkin a
localizzazione extranodale primitiva.
I dati epidemiologici di prevalenza - 1-7% delle neoplasie gastriche
maligne – e di incidenza – 0.21-0.70/100.000 per anno – indicano un
significativo trend al rialzo cui si assiste da almeno due decadi, pur
considerando le complesse problematiche biologiche, classificative e
diagnostiche che, unite alla relativa rarità
di questa patologia, specie negli anni passati, hanno sensibilmente
interferito con una corretta valutazione dell’effettivo “dimensionamento”
del problema, “percepito” forse in precedenza in misura sicuramente
riduttiva rispetto alla realtà. Non è tuttavia ancora evidente se questo
incremento sia in effetti reale o invece rappresenti il risultato di migliorate
capacità diagnostiche e/o di più efficienti metodiche classificative e di
registrazione epidemiologica.
Il concetto di tessuto MALT (Mucosa
Associated Linfoid Tissue),
messo a punto principalmente da Isaacson nel
corso dell’ultimo decennio, ha permesso una organica comprensione
biologico-clinica del linfoma gastrico in particolare e, più in generale, di
tutti i c.d. Linfomi - MALT.
L’acronimo MALT, infatti, definisce una componente linfoide osservata
in vari organi che non si identificano coi siti periferici del sistema linfoide
e che, oltre ad essere del tipo c.d. “nativo” (tessuto linfoide
strutturalmente presente ab origine), può risultare invece del tipo c.d.
“acquisito” (tessuto linfoide che
si “sviluppa” secondariamente a stimoli antigenici infettivi od autoimmuni
cronici in strutture che ab origine siano sprovviste di tessuto linfatico
“istituzionale”), assumendo prevalentemente una configurazione
anatomo-funzionale che ricorda l’organizzazione delle placche di Peyer, ma che
comprende, per definizione, anche la lamina propria, i linfociti intraepiteliali
ed i linfonodi mesenterici, costituendo così un vero e proprio "sistema
immunitario delle mucose" che, diversamente dai linfonodi periferici, più
che "processare" antigeni ivi pervenuti dai linfatici afferenti, si
"misura" invece con antigeni pervenuti nelle mucose direttamente dall'
ambiente esterno.
Oltre alla contestuale stimolazione antigenica i fenomeni autoimmunitari
sembrano giocare sempre e comunque un ruolo determinante nell’acquisizione
del MALT, anche se questo si accumula primariamente in seguito a stimoli
antigenici a partenza dall’epitelio stesso o da antigeni che ivi provengono
per via trans-epiteliale.
All’interno quindi del MALT, nel contesto di prolungate proliferazioni
linfatiche reattive, un singolo clone patologico può alla fine prendere il
sopravvento e sostituire in modo progressivo e sempre più invasivo la
popolazione linfoide normale.
Paradossalmente, i Linfomi MALT insorgono con maggior frequenza come
sovrapposizione ad un "disordine" preesistente, in mucose dove
strutture linfatiche non fanno abitualmente parte della architettura anatomica
originaria: lo stomaco è proprio l'organo dove questa tipologia di lesione
maligna linfoide occorre con la maggior frenquenza e la spiegazione di quanto
sopra, in termini epidemiologici, biologici, molecolari e clinici, può essere
posta in relazione alla grande diffusione dell'infezione gastrica da parte dell'
Helicobacter pylori, con la
conseguente gastrite cronica che tale evento determina e sostiene (anche
attraverso fenomeni di autoimmunità): sarebbe, insomma, l'Helicobacter pylori a
fornire il "drive antigenico" allo sviluppo della neoplasia.
I Linfomi-MALT sono in passato stati interpretati come forme di Linfoma
centrocitico follicolare, ma vengono in atto considerati come una forma
separata a sé stante, originatesi dalla c.d. zona-marginale e definiti,
pertanto, “Marginal zone B Linfoma of MALT Type”.
Questi tumori, almeno inizialmente, risultano istologicamente costituiti
da piccole cellule clavate (o cellule c.d. "centrocitico-simili").
Tale proliferazione colonizza i centri follicolari germinativi nell'ambito del
MALT, con una successiva tendenza ad invadere e distruggere l'epitelio
ghiandolare, determinando le c.d. lesioni "linfoepiteliali".
Questi Linfomi, con atteggiamento clinico-biologico per così dire
"indolente", con tendenza a rimanere localizzati nella sede di origine
e per questo definiti "low-grade" (a basso grado), sono, almeno fin
qui, costituiti dalle suddette "piccole cellule centrocito-simili",
che quindi assomigliano assai da vicino alla loro "controparte
normale", rappresentata nelle normali strutture follicolari linfatiche
dalle "cellule B della zona marginale". Per
tale motivo, appunto, sia nella REAL (Revised European American Classification
of Lymphoid neoplasms) che nell' ultima WHO (World Healt Organization
Classification of Neoplastic Diseases of the Hematopoietic and Lymphoid tissues),
tale entità anatomo-clinica viene oramai stabilmente definita come "Extranodal
marginal zone B-cell lymphoma of MALT-type".
I Linfomi primitivi gastrici ad alto grado ("high-grade"),
nella quasi totalità appartenenti anch'essi al fenotipo B, sono invece
caratterizzati da una presentazione clinico-patologica sicuramente
"aggressiva", mentre la loro struttura cito-istologica è praticamente
indistinguibile dai linfomi B ad alto grado che insorgono nei siti nodali. Si
tratta infatti di Linfomi a grandi cellule B (blasti), che possono essere
monomorfe, ma con possibili variazioni citometriche e nucleari tali da
determinare un aspetto pleiomorfo, mentre d'altro canto non si riscontrano le
c.d. lesioni linfoepiteliali, tipiche dei Linfomi low-grade.
Tuttavia, alcuni problemi diagnostici possono insorgere di fronte alla
presenza di un certo numero di "blasti" anche in un Linfoma MALT
low-grade, un reperto che potrebbe anche indirizzare verso l'interpretazione
biologica di una "trasformazione" in alto-grado a partenza da un
Linfoma a basso-grado, per progressione. In effetti, la REAL include solo i
Linfomi MALT Low-grade nella categoria degli "Extranodali della Zona B
marginale", mentre gli High-grade, con o senza una componente "Low",
sono ancora inclusi nel gruppo dei "Diffuse Large Cel Lymphoma" (DLCL),
con distinte e assai più "aggressive" caratteristiche istologiche e
cliniche.
Se un Linfoma High-grade gastrico sia sempre
una evoluzione successiva e più grave di un precedente Low-grade,
è, ancor oggi, una questione aperta e non univocamente risolta: una
piccola componente "Low" può essere presente in una significativa
porzione di "High", mentre di converso, foci di "High"(blasti-grandi
cellule) possono ritrovarsi nei Linfomi low-grade.
A parte queste evidenze, che possono realizzarsi con penetranze
istologiche variabili e pertanto non quantificabili in assoluto nel porre
diagnosi differenziali tra una forma e l'altra (specie in presenza di materiale
quantitativamente limitato à
biopsie!), sembrerebbero esistere evidenze per cui un Linfoma High-grade
gastrico potrebbe insorgere "de novo" (specie nei Soggetti di età
inferiore ai 50 aa) e non esser necessariamente preceduto dalla presenza di MALT
(che in effetti non risulta essere presente nella totalità dei casi di
"High grade", ponendo così
in discussione la possibile non assoluta correlazione tra il Linfoma gastrico
High-grade ed il MALT, potendone
ovviamente esistere anche uno "non-MALT"!).
Né, per di più, esistono dati certi sulla prevalenza e l'intervallo di
tempo (molti reputano sia necessaria almeno una decade) affinchè, a partenza da
un "Low-grade", si realizzi la possibile
e teorizzata trasformazione in "High-grade": Isaacson e Chan hanno
proposto che la presenza di clusters compatti
e confluenti o lamine di blasti-grandi
cellule possano costituire l'epifenomeno istologico della formazione di nuovi
cloni cellulari e possano così essere usati come criterio diagnostico
dell'avvenuta trasformazione in High-grade.
Più recentemente, De Jong e
Coll. hanno proposto una differenziazione in quattro sottogruppi, che possono
ovviamente assumere rilevanza ai fini prognostici: a)
MALT-Linfoma Low-grade puro , in cui eventuali clusters
di blasti siano rappresentati da meno di 5 cellule e non vi sia evidenza di
componente blastica diffusa; b)
MALT-Linfoma Low-grade con componente High-grade, in cui si evidenziano clusters di blasti costituiti da un numero di cellule compreso tra 5
e 20 (occasionalmente un singolo cluster
largo) e la componente blastica
diffusa rimanga al di sotto del 10% del totale delle cellule neoplastiche; c)
MALT-Linfoma High-grade con componente Low-grade, in cui si repertano
larghi clusters, costituiti ognuno
da oltre 20 cellule e/o una componente blastica diffusa oltre il 10% -
sporadiche lesioni linfoepiteliali possono ancora essere presenti; d)
Linfoma High-grade senza componente Low-grade, la cui sola componente sia
quindi rappresentata da quella blastica diffusa (grandi cellule), in assenza di
strutture MALT e di lesioni linfoepiteliali.
Come e se quest'ultima entità possa ancora definirsi un Linfoma MALT ed
essere di conseguenza classificata come tale è proprio il problema che comunque
rimane aperto.
La classificazione anatomo-patologica, tuttavia, pur con le sue molte
limitazioni, dovute principalmente al fatto di valutare un singolo aspetto del
problema (e spesso, per giunta su campionatura!) rimane un fattore cardine per
quanto riguarda l'aspetto prognostico del problema.
Variabili multiple oltre alla definizione anatomo-patologica vanno così
prese in esame per poter giungere ad un giudizio prognostico complessivamente
adeguato ad ogni singola situazione clinica.
I principali fattori prognostici possono pertanto considerarsi l'età, lo
stadio della malattia, lo status Helicobacter pylori, la risposta o meno alla terapia e la
durata della remissione clinica dopo trattamento.
Relativamente all'età, è rilevabile dai dati epidemiologici che il
Linfoma gastrico, anche se può presentarsi ad ogni età, colpisce
prevalentemente Individui sopra i 50 anni, con un picco nella 7^ decade e che il
rapporto maschi:femmine è di circa 1.7:1. Ma pur essendo documentato che i
responders al trattamento siano compresi nelle fasce di età più giovane, gli
aspetti c.d. "demografici" non rappresentano un fattore predittivo
"forte" per quanto concerne la prognosi.
La stadiazione è invece un aspetto marcatamente discriminante nei
confronti dell'outcome clinico. Quella
correntemente in uso è la stadiazione proposta da Ann Arbor e successivamente e
più volte modificata da Musshoff. Allo
stadio E I 1 la neoplasia è
confinata alla mucosa +/- sottomucosa, a quello E I 2 l'infiltrazione raggiunge la
muscolare e/o la (sub) sierosa, a quello E II infiltra i linfonodi sottodiaframmatici (E II 1 à
linfonodi regionali ; E II 2 à
linfonodi extraregionali). Nel 1994 sono stati riunificati gli stadi E III
(linfonodi sotto e sopra il diaframma) ed E IV
(localizzazione in organi extraintestinali), e considerati entrambi come
malattia "largamente disseminata".
Le modalità della determinazione dello stadio sono recentissimamente
state enfatizzate da Rusconé-Fourmestraux e Coll. che hanno evidenziato come
l'accurato impiego dell'ecoendoscopia (EUS) sia non solo in grado di valutare
con sensibilità superiore alla stessa TC profondità e limiti
dell'infiltrazione locale, ma di evidenziare l'avvenuto interessamento
linfonodale loco-regionale, ponendo così contestualmente (Sackmann e Coll.) le
basi per "predire" con sufficiente attendibilità risposte cliniche
positive a trattamenti terapeutici meno o maggiormente aggressivi (nell'ordine:
terapia eradicante l'Helicobacter pylori, chemio-radioterapia, chirurgia, etc).
Per le implicazioni fisiopatologiche già ricordate è di assoluta
importanza stabilire lo status Helicobacter pylori poiché la stragrande maggioranza dei
Linfomi gastrici, si correla positivamente a gastrite H.pylori positiva. Anche
quando le metodiche istologiche, di Test perendoscopici rapidi all'ureasi, del
Breath-test risultassero negative, è molto utile ricorrere alla sierologia, che
potrebbe evidenziare una pregressa infezione anche in attuale assenza del
batterio dai siti colonizzati.
L'eventuale eradicazione è infatti di importanza cruciale oltre che per
il trattamento definitivo di forme Low-grade ancora responsive alla sola terapia
eradicante (particolarmente numerosi ed univoci i report
in Letteratura), anche in caso di resezione chirurgica e/o in caso di
trattamento di Linfoma High-grade, sia perché il Linfoma gastrico è sempre
multi focale, sia perché a partire da zone residue Low-grade potrebbe
"ripartire" il driving dell'Helicobacter pylori mediato da T-cellule
ad esso correlate.
La valutazione del Pz. mediante follow-up è, infine, l'ultimo dei
fattori che in modo discriminante può modificare la prognosi ed i dati fin qui
apparsi in letteratura riguardano prevalentemente il trattamento con sola
terapia eradicante dei Linfomi-Malt gastrici low-grade. E' infatti di cruciale
importanza stabilire se, quando e come il Pz abbia risposto alla terapia
eradicante praticata e se, conseguentemente, anche il Linfoma sia guarito o ci
si trovi davanti a una malattia residua o
ad una vera recidiva . Il tempo medio
impiegato per una completa risposta del Linfoma al trattamento eradicante
risulta essere di circa 12 mesi (range 3-15) e differenti valutazioni possono
evidenziarsi a seconda delle metodiche impiegate nello stabirlo.
In tale ottica la metodica più attendibile è rappresentata dalla PCR (Polymerase
Chain Reaction) che si negativizza per ultima (dopo l'avvenuta eradicazione
dell'H. pylori ed anche dpo il riscontro di istologia negativa per linfoma con
adeguata campionatura ) e che pertanto, anche se non di diffuso impiego, rimane
la metodica più sensibile e specifica. In tutti i casi il follow-up, per
minimizzare i falsi negativi, andrebbe eseguito con almeno un controllo bioptico
per istologia classica (con campionatura topograficamente corretta riguardante
tutto lo stomaco) ogni 4 mesi, nel corso dei primi due anni dopo il termine
della terapia.
Per quanto riguarda gli stadi avanzati di Linfomi a basso grado,
l'eventuale coinvolgimento linfonodale (a partire dallo stadio E II
1) peggiora la prognosi (oltre a comportare un trattamento più aggressivo
dal punto di vista terapeutico).
Da un punto di vista complessivo, si può affermare che i Linfomi Malt
low-grade hanno una prognosi abbastanza buona, con sopravvivenza a 5 anni in
pratica del 100% allo stadio E I, che si riduce fra l' 80 ed il 90% nel successivo stadio E II,
mentre per gli stadi successivi, pur
trattandosi di Linfomi Low-grade, la prognosi risulta non più favorevole a
causa della diffusione della malattia, che in una certa percentuale subisce
oltretutto una progressione verso l'High-grade. I
Linfomi High-grade hanno una prognosi progressivamente peggiore a seconda se sia
presente (valore del'istopatologia elevato, sicuramente più dello stadio!) una
maggiore, minore o nulla componente low-grade associata, anche se la prognosi
stessa risulta migliore (a parità di stadio) rispetto alle omologhe forme
High-grade nodali.
Secondo i dati presenti ad oggi in letteratura, non stratificati secondo
lo stadio, la sopravvivenza a 5 anni è di circa il 75% nei Linfomi Malt-low
grade con una componente minore di High-grade, si riduce intorno al 50% in caso
di Linfoma High grade con componente Low grade minore, mentre scende sotto il
40% in caso di Linfoma High grade "puro" (ma è quest'ultimo ancora
MALT-type?).
Il recente report (Liu e Coll.) di
mancata risposta alla terapia eradicante l'H.pylori in Linfomi gastrici Malt-low grade, positivi per
t(11;18, q21;q21), indica che gli aspetti
di biologia molecolare e quindi relativi alle mutazioni genetiche saranno la
strada che in futuro la clinica potrà e dovrà percorrere. Già adesso, alcune
alterazioni citogenetiche e molecolari, non presenti negli omologhi nodali,
sembrano specifiche dei Linfomi-Malt: traslocazione t(11;18), (q21;q21),
l'espressione dei geni API2 (Apoptosis inhibitor gene 2 sul cromosoma 11) e MLT
(MALT lymphoma translocation gene sul cromosoma 18), l' overespressione del gene
bcl10 nucleare, etc.
La comprensione definitiva dell'esatta sequenza temporale e del
corrispettivo fenotipico-clinico di tali mutazioni potrà quindi in futuro,
uscendo dalla fase della ricerca pura ed entrando in quella della aplicazione
clinica pratica, permettere di determinare con sufficiente attendibilità gli
stadi di avanzamento e di aggressività della malattia, costituendo così il
metro su cui dosare l' "aggressività"
terapeutica ed al quale riferire nello stesso tempo una
prognosi più circostanziata.
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A cura di: Unità di Chirurgia Endoscopica - Ospedale Piemonte - Messina |
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